scienza in tavola  ottobre 2010
   

Come far squadra in cucina (e in azienda)

Il Cooking Team Building è l’ultimo trend in fatto di formazione aziendale. Ci aiuta a riflettere sulla sua importanza Andrea Ceriani, formatore aziendale e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Andrea Ceriani, formatore aziendale e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Andrea Ceriani, formatore aziendale e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano

Altri modi per fare team

Anche un’azienda vitivinicola, uno studio di registrazione o un atelier di pittura possono costruire il gruppo

Non solo ai fornelli. Il team building viene sviluppato anche utilizzando la metafora del vino, della musica o della pittura.
I workshop formativi legati a Bacco si svolgono in una azienda vitivinicola, in cui ciascuno costruisce il proprio vino: le persone lo pensano e cercano di produrlo a seconda degli obiettivi da raggiungere, del pubblico da conquistare… Questo lavoro fa sì che il gruppo migliori il pensiero anticipatorio che gli servirà in azienda e che guardi, per funzionare bene, anche alle risorse esterne, non solo alle proprie caratteristiche interne.
Il team building con la musica viene organizzato sia in forma strumentale che corale. L’obiettivo del percorso, svolto in ambienti dedicati come uno studio di registrazione, è arrivare, attraverso tutta una serie di esercizi preparatori, a una sinfonia finale che rispecchi l’armonia aziendale.
La pittura è molto utile, quando si vuole lavorare sui valori espressi dal gruppo. La formazione avviene in luoghi ariosi e luminosi. Ogni sottogruppo realizza un dittico o un trittico che, unito a quelli creati da altri sottogruppi, forma un’opera unica a cui viene attribuito un significato condiviso, basato sui diversi valori “dipinti” dal team.

Ma. Vi.

Il vostro gruppo di lavoro è conservatore? Per ritrovare lo spirito d’innovazione, mettevi ai fornelli e preparate piatti in cui ognuno cambi un ingrediente a sorpresa. In azienda siete litigiosi come cani e gatti? Allora ci vuole un menu green: bastano delle trofie al pesto e una mousse al kiwi per recuperare il sorriso. Il verde è il colore dell’equilibrio e della speranza. Andate in panico se dovete affrontare un imprevisto? Niente paura: aprite il frigo e improvvisate una cena con gli ingredienti che trovate. Avete rivalità in ufficio? Unite in un’unica ricetta sapori contrastanti, come il dolce della fragola e l’amaro della rucola, e fateli dialogare.

Insomma, non c’è problema aziendale che non si possa risolvere tra pentole, mestoli e padelle. Parola di Andrea Ceriani, fondatore e amministratore di Kkien Enterprise, società di consulenza, formazione e ricerca, e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. È autore di un libro sul cooking team building: “Manager in cucina. Ricette per la felicità in azienda” (Guerini e Associati, 2008), dove propone ventuno menu completi per gestire gli ostacoli che possono emergere sul lavoro.

«Il team building – spiega – è un insieme di attività che aiutano i gruppi a costruirsi come tali e a diventare più efficaci nei compiti che sono chiamati a svolgere. Nasce attorno alla metà gli anni Cinquanta in ambiente anglosassone, in particolare nordamericano, ma solo dalla metà dei Settanta, acquisisce la dimensione e la struttura che noi oggi conosciamo: la psicologia sociale si trasforma in psicologia dei gruppi e il team building diventa un oggetto di studio diffuso. Oggi, per la costruzione dei gruppi, è strumento indispensabile».

Perché si utilizza la cucina come sede per il team building? «La cucina è un ambiente di per sé formativo e, dunque, utile per migliorare le performance di un gruppo. Una prima e fortissima analogia tra ciò che succede ai fornelli e ciò che accade in azienda è che in entrambi i casi le attività vengono svolte quasi sempre in gruppo».

Ma sono tante le affinità tra l’arte culinaria e il fare aziendale. «In cucina si descrivono gli strumenti e gli attrezzi a disposizione, così come si fa compiere un giro al neo-inserito in azienda per mostrargli la struttura. Quando abbiamo un piatto da realizzare, assumiamo decisioni, così come avviene in ambito lavorativo, quando c’è un obiettivo da raggiungere. Quando selezioniamo le materie prime e i prodotti da utilizzare per una ricetta, il comportamento rispecchia, in ambito aziendale, l’analisi dei bisogni del cliente così come quella delle opportunità che si possono cogliere da una situazione per generare una strategia d’azione. Alla fine, quando si degusta il piatto, c’è una corrispondenza con quanto accade in azienda: la valutazione del lavoro svolto, la condivisione del risultato raggiunto e l’analisi di quanto di positivo è stato fatto per trovarne possibili miglioramenti sia nella performance che negli obiettivi».

Alcuni gruppi aziendali ai fornelli nelle cucine di Academia Barilla

Alcuni gruppi aziendali ai fornelli nelle cucine di Academia Barilla

Il cooking team building viene impiegato soprattutto quando un gruppo, sia di nuova formazione che consolidato, ha bisogno di una scossa d’adrenalina. Ma in cucina è possibile strutturare percorsi ogni volta diversi a seconda delle esigenze del gruppo, come confermano i menu suggeriti da Ceriani nel suo libro. L’autore ne predilige due perché legati alla contemporaneità. «Il primo è dedicato all’interculturalità: le nostre società e, quindi, le aziende stanno diventando multietniche. Per trovare un aggancio coi colleghi stranieri, si possono preparare portate di diversa provenienza: le tapas possono dialogare con quiche lorraine e kebab. Sia nell’esecuzione che nella degustazione abbiamo modo, non solo d’assaggiare cibi nuovi, ma anche di sperimentare la cultura d’origine di quei piatti e avvicinarci a paesi lontani».

Il secondo menu è incentrato sullo stupore. «In una società che lascia poco spazio alla meraviglia, perché tutto è molto dichiarato e manifesto, possiamo cucinare piatti che stupiscano. Per esempio, un astice al cartoccio che, una volta aperto, cambia colore a contatto con la temperatura ambientale: assistere a questo cambiamento di stato porta a riflettere sul fattore sorpresa, così poco sottolineato in azienda, ma in realtà molto prezioso».

Tra le scuole di cucina che, in Italia, propongono workshop finalizzati alla gestione aziendale, c’è anche Academia Barilla. Qui, più di un dirigente ha abbandonato la divisa d’ordinanza di doppiopetto e cravatta, per infilarsi carlina e grembiule. Con successo.

Mariagrazia Villa

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