scienza in tavola  agosto 2010
   

Il boccone del buonumore

L’esperienza del cibo è una delle tessere del puzzle che crea le premesse per assaporare la gioia e il piacere nella vita. Ma non conta cosa gustiamo. Conta come lo gustiamo. Parola dello psicoterapeuta Paolo Mordazzi

Lo psicoterapeuta Paolo Mordazzi

Lo psicoterapeuta Paolo Mordazzi

Cioccolato

Ma il cioccolato ci rende davvero felici?

Una recente ricerca dell’Università della California di Davis e San Diego avanza il dubbio che “il cibo degli dei” possa essere quello dei depressi

Quante volte, nei momenti della vita in cui ci siamo sentiti un po’ giù, ci siamo rivolti a cioccolatini, quadratini al latte o fondenti, Sacher Torte e fumanti cioccolate in tazza? Bene, adesso sembra che “il cibo degli dei”, finora considerato l’ancora di salvezza per risollevarci l’umore, contribuisca ad affondarcelo. Secondo i ricercatori dell’Università della California di Davis e San Diego, che hanno appena pubblicato il loro studio sulla rivista “Archives of Internal Medicine”, il cioccolato, tradizionale rimedio casalingo per ritrovare il sorriso, favorirebbe la depressione.
La ricerca, condotta su 931 partecipanti, ha dimostrato che chi consumava circa 8,4 porzioni di cioccolato al mese presentava sintomi depressivi – che aumentavano all’aumentare delle porzioni – rispetto a chi ne consumava 5,4. Non è chiaro, però, scrivono gli autori dello studio, se è la depressione a stimolare il desiderio di barrette & Co., come auto-trattamento (i benefici di questo cibo sull’umore sono testimoniati da molte ricerche), o se è il cioccolato stesso a innescarla.
Insomma, la prossima volta in cui qualcosa ci andrà storto, una delusione d’amore, un litigio in famiglia, una preoccupazione sul lavoro, e ci verrà da desiderare un po’ di coccole al cacao, pensiamoci un attimo.

Ma. Vi.

È vero: ci sono cibi che donano il buonumore. E il trucco è puramente chimico: funzionano come antidepressivi naturali perché contengono sostanze in grado di stimolare una serie di neurotrasmettitori endorfinici. Dal cioccolato, in cui è presente anche la feniletilamina, una molecola che si scatena naturalmente nell’organismo quando ci innamoriamo e che dà euforia, a pane, pasta, riso e patate, con i loro zuccheri a rilascio lento. Dal pesce ad alcuni tipi di frutta, come avocado, fragole, banane, kiwi, prugne e agrumi. Dalle arachidi alle mandorle, alle noci. Da alcune verdure, come pomodori, melanzane e spinaci, al Parmigiano-Reggiano.

È doppiamente vero, però, che, per provare una sensazione di diffuso benessere e aver voglia di sorridere, conta come noi ci predisponiamo all’esperienza del cibo. I trucchi della mente, insomma. «Costruire le premesse per poter sorridere è fondamentale e, non tanto il cibo, quanto l’esperienza del mangiare è una delle tessere del puzzle che nella vita possiamo usare per creare le condizioni per assaporare la serenità, la gioia e il piacere», spiega lo psicoterapeuta Paolo Mordazzi, docente alla Scuola di specializzazione in Psicoterapia breve strategica di Arezzo e personal coach con studio a Parma e a Milano. «Non serve ricercare cibi che contengano sostanze in grado di aumentare il nostro tono dell’umore: nel predisporci a sorridere, funzionano tutti quei cibi che ci piacciono e che ci danno una gratificazione sensoriale, sia essa visiva, olfattiva, gustativa. I cibi che ci soddisfano perché, gustandoli, sentiamo i muscoli del viso e della pancia farsi morbidi e rilassati, le labbra aprirsi spontaneamente in un sorriso, gli occhi brillare…».

Pane

È il concetto di piacere che deve guidare il nostro rapporto con il cibo: «solo se non impariamo a controllarlo, può diventare una specie di boomerang che ci si ritorce contro, ma se non ne diventiamo schiavi, non esageriamo e lo assaporiamo ancora di più». Il segreto è che «non bisogna mangiare cibi che ci fanno bene, ma che ci piacciono: ciò che amiamo lo proteggiamo, non ne abusiamo». Come sosteneva il greco Ippocrate, considerato il padre della medicina: “È preferibile un cibo anche un po’ nocivo ma gradevole, a un cibo indiscutibilmente sano ma sgradevole”.

Per far sì che «l’esperienza del mangiare sia una piccola e preziosissima oasi di rigenerazione o di attivazione di emozioni positive», non contano solo i nostri cibi preferiti. Proprio perché la predisposizione al buonumore, più che una condizione statica, è un’azione, contano anche altri aspetti, «come la condivisione del pasto con gli amici o con la nostra famiglia, il trovarsi in un ambiente per noi gradevole e rilassante e la preparazione del cibo».

L’importante è la consapevolezza: «Preparare il terreno all’esperienza del cibo perché mi predisponga al piacere funziona se la vivo, per esempio, come un’opportunità per coltivare le mie amicizie o i miei rapporti familiari, o come un’occasione per trarre energia da un luogo naturale». La possibilità di imparare a cucinare l’abbiamo tutti e, al di là della prima volta in cui abbiamo portato in tavola un risotto da dimenticare e un arrosto mezzo carbonizzato, «è un punto di partenza importante per capovolgere da passivo in attivo il nostro rapporto con il cibo: stare ai fornelli ci permette di allenarci ad acquisire un maggior controllo sull’esperienza e ci fa sentire più sicuri; e quando ci si sente più sicuri, è molto più facile che il sorriso emerga…».

Cibi del buonumore

Sorridere e, soprattutto, ridere di gusto hanno effetti benefici sia sul corpo che sulla psiche, come confermano numerose ricerche scientifiche. La risata è una vera e propria ginnastica per l’anima e un elisir di lunga vita. Ma «è l’effetto di uno stato d’animo, che non si può cercare volontariamente». Bisogna creare le premesse. E la tavola è una di queste.

Mariagrazia Villa

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“Il boccone del buonumore”

  1. Simona scrive:

    Caro dottote,sono stata una sua paziente circa dieci anni fa.(Panico)Vedendola in TV ho pensato di visitare il suo sito.Complimenti! Ascolto volentieri i suoi dibattiti, perchè lei è sempre una persona piacevole e molto colta e le persone colte sono linfa per la mente. Per qunto riguarda il panico ora sto bene,anche perchè; purtroppo ne capitano nel corso della vita e bisogna avere il coraggio di accettare le cose anche brutte.Diciamo che impari!Il mio problema è che ho perso la voglia di ridere ma ho aquistato la voglia di mangiare dolci e cioccolata.Adesso lei dice che il cioccolato è depressivo!Che faccio dopo tutte le parole sprecate dai nutrizionisti per dire che fa bene al cervello?(E male ai fianchi).Ora marcia indietro? Dottore la saluto e auguro a lei (e anche a me) BuonAnno.Manini Simona Brescello RE

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