lo chef e il suo ristorante  giugno 2010
   

Camera con cucina

Cenare in punta di forchetta e riposare a un passo dal ristorante. Sono sempre di più gli chef che ai loro ospiti propongono di restare anche dopo il dessert. A Parma, sopra il Ristorante Parizzi, tempio della cucina parmigiana, è nato Parizzi Suite &Studio

Succede al Nord come al Sud.
Dalla Locanda del Pilone ad Alba di Cuneo, nelle Langhe piemontesi tra tartufo e Barolo, dove accanto al ristorante insignito di una stella Michelin sorge un raffinato resort.
Alla Locanda di Alia a Castrovillari di Cosenza, in Calabria, dove un delizioso relais immerso nel verde, alle falde del monte Pollino, impreziosisce le proposte del prestigioso ristorante. In Italia, così come all’estero, sono tanti gli chef che, oltre alla buona cucina, offrono ai propri ospiti anche un buon soggiorno.
E aprono studio, relais, resort o locande accanto al ristorante.

A Parma, sopra il Ristorante Parizzi, punto di riferimento per l’alta ristorazione nella città emiliana – vanta una “stella Michelin” dal 1980 ed è appena entrato nella prestigiosa associazione “Le Soste”, che comprende il gotha del panorama gastronomico italiano –, è nato Parizzi Suite &Studio.
È un residence a quattro soli, inaugurato nel dicembre 2008, di grande accoglienza ed eleganza.
Tredici appartamenti a un passo dal centro storico di Parma.
Mobili di qualità, atmosfera soft e attenzione al dettaglio.

Il residence si trova all’interno del palazzo in cui sorge a pianoterra il ristorante: un palazzo del Seicento al numero 71 di Strada Repubblica.
Pur con uno stile diverso, le suite sono arredate in modo elegante, con pezzi di ispirazione classica, mentre gli studio hanno arredi dal progetto funzionale ed essenziale, con tanta geometria e pochi colori.
La mansarda, con le finestre che guardano sul campanile della chiesa di San Sepolcro, è un suggestivo loft: pezzi storici del design e una grande vasca idromassaggio rotonda in camera.

«L’idea – racconta lo chef Marco Parizzi – di completare il ristorante con alcuni appartamenti mi è venuta nei nove anni in cui, partecipando a una nota trasmissione televisiva a carattere gastronomico, ho vissuto a Roma in albergo e ho notato che c’erano molti aspetti limitanti per il soggiorno dell’ospite».
Di quell’esperienza, Parizzi ha fatto tesoro. Per esempio, ha voluto appartamenti, e non semplici camere, e poi bagni spaziosi, i migliori materassi sul mercato, tutti i canali della Tv satellitare…
Insomma, ha desiderato che gli ospiti non venissero qui per dormire, ma per abitare.

Il relax, la comodità e la libertà di trascorrere una notte o un mese, come a casa propria. «L’obiettivo è di ricreare i comfort di un’abitazione privata: gli spazi sono quelli di un appartamento vero e proprio – dove puoi invitare gli amici a guardare la tv nel tuo salotto - al prezzo di una stanza d’hotel, gli arredi non sono da struttura alberghiera e la conduzione del residence è così familiare che i clienti sono coccolati e accontentati in ogni loro esigenza».

Il soggiorno presso Parizzi Suite & Studio offre agli amanti della buona cucina l’opportunità di scendere le scale e di lasciarsi tentare da una esperienza gastronomica di assoluto livello, che si rinnova ogni giorno nel ristorante Parizzi, da oltre mezzo secolo simbolo della cucina parmigiana.
Ma anche di chiedere il servizio in camera, «con la stessa cucina che troverebbero al ristorante e a qualche euro in meno».

Una tavola apparecchiata comme il faut: una mise en place elegante, un cameriere e fiori freschi…

Parizzi Suite & Studio – Strada Repubblica, 71 – Parma – tel. 0521 207032 – parizzisuite.it
Ristorante Parizzi – tel. 0521 285952 – ristoranteparizzi.it


LA FILOSOFIA DI MARCO IN UN PIATTO

L’“insalata di filetto di maiale affumicato tiepido, erbe di campo, tartufo nero e aceto di Xeres” non è solo un antipasto.
È un esempio della filosofia culinaria di Marco Parizzi, legata al territorio, ma innovativa: un prodotto puro della tradizione locale – la carne suina è la grande protagonista della cucina parmigiana - viene lavorato e, dunque, trasformato.
Il filetto di maiale viene messo in salamoia e poi affumicato, così da diventare quasi un salume, e poi servito su una misticanza di erbe di campo, che cambiano a seconda della stagione, con scaglie di tartufo nero – quando è il periodo giusto, quello originario di Fragno, nelle colline parmensi – e un aceto di vino rosso invecchiato, a mo’ di condimento.

Di Mariagrazia Villa

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